Se siete stati ad Istanbul, sicuramente avrete visitato il suo celeberrimo mercato delle spezie; e probabilmente avrete incontrato qualcuno disposto, in cambio di un po’ dei vostri soldi, a raccontarvi come sia nato quel particolare luogo di ritrovo. Ebbene, di tante e variopinte versioni, soltanto una è quella autentica, impressa nella memoria dei pochi che ancora la ricordano. Ci fu un periodo, ad Istanbul, in cui solamente un giovane uomo non era ancora riuscito a trovare moglie; egli trascorreva le sue giornate lavorando senza sosta, nel tentativo di mettere da parte abbastanza monete d’oro, e poter un giorno lasciare la città, alla ricerca dell’amore tanto sognato. Il povero giovane veniva consolato dalle numerose coppie felici, che cercavano di aiutarlo in ogni modo affinchè potesse realizzare il suo desiderio. Tuttavia, una sera verso il tramonto, mentre tornava a casa dopo l’ennesima faticosa giornata, l’uomo notò in lontananza una donna apparentemente sconosciuta, forse una straniera solamente di passaggio.
La prima settimana di allenamenti è volata via veloce come il vento, dimenticate le vacanze, in un lampo tutto è ricominciato. Rivedersi è sempre piacevole, le tante cose da raccontarsi si mescolano ai soliti buoni propositi di inizio stagione; qualcuno purtroppo ha preso una strada diversa, altri sono tornati dopo un po’ di tempo, ed è stato come se mai fossero andati via. Io ho cominciato con estrema calma, quasi a voler studiare la situazione, capire la composizione dei gruppi, trovare l’ispirazione per rendere speciale un altro anno di tennis. I ragazzi mi sono mancati, lo ammetto, stare con loro sul campo mi piace, anche perché con alcuni sono riuscito a instaurare un legame che va oltre lo sport. Come è stato possibile? Per rispondere a questa domanda, penso a tutto quello che abbiamo fatto e raggiunto insieme e un po’ mi emoziono.
La strada che mi separa dal Circolo a casa non è molta; mentre la percorro, dopo una lunga giornata di lavoro, penso a tutto quello che mi è successo: alle persone a cui ho fatto lezione, a come hanno giocato, alle cose dette e ascoltate, alla fatica per arrivare fino alla fine.
Sono rilassato al volante, guido con calma, lascio che le automobili veloci mi passino senza preoccuparmene, domandandomi il perché di tanta fretta: forse stanno scappando da qualcosa. L’autoradio è ben inserita, il volume non è troppo alto, la musica è un piacevole sottofondo che voglio godermi. Tuttavia sono un ascoltatore distratto, i miei pensieri volano altrove; mi vengono in mente gli allievi del giorno, le loro facce, le espressioni più curiose, i sorrisi. Penso a Martina, che è triste perché non gioca più con me, ma anche a Tommaso, caduto rovinosamente in terra per colpa mia. Ricordo con piacere i biscotti di Federico, che tutti abbiamo apprezzato, abbozzo un sorriso quando rivedo Cecilia e Beatrice chiedermi se avevo letto l’oroscopo.
Il 12 ottobre inizia il penultimo masters series della stagione a Madrid; tutti i migliori tennisti del mondo vi partecipano alla caccia degli ultimi punti diponibli per qualificarsi al master di fine anno a Shanghai, dove possono partecipare soltanto i primi otto della classifica mondiale. Ripropongo l’incontro di quarti di finale dell’anno scorso tra lo svizzero Roger Federer e lo spagnolo Feliciano Lopez; grandi scambi per un incontro spettacolare, tutto da godere come ogni giovedi su puramentecasuale.com! Buona visione!
Ideale, perfetto, quello che tutti vorremmo! Esiste veramente o è soltanto una proiezione dell’allievo? Io ho avuto la fortuna di incontrarlo, e anche se non posso svelarne l’identità, mi ha dato la possibilità di fargli alcune domande, le cui risposte sono state una vera illuminazione! Qualcuno ha detto che insegna da quasi centocinquanta anni, ovviamente scherzava, ma quanto conta l’esperienza nel lavoro di un maestro? L’esperienza conta tantissimo e si acquisisce soltanto con il tempo; naturalmente bisogna essere capaci di fare tesoro di tutto quello che ci accade, per non commettere sempre gli stessi errori. Se l’esperienza riveste un ruolo così importante, un insegnante giovane che ne ha poca come si deve comportare? All’inizio è fondamentale essere il più possibile aperti e recettivi, per cercare di rubare ai vecchi del mestiere qualche trucco; magari si può prendere ispirazione dal proprio maestro, poi però creare uno stile personale può veramente fare la differenza.
Uno scrittore inesperto, grazie ad un lungo e faticoso lavoro, terminò, con estrema soddisfazione il suo primo romanzo. Tuttavia, per essere certo della qualità dell’opera, immediatamente dopo aver scritto l’ultima sillaba, rilesse l’intera storia tutta d’un fiato. Quando ebbe finito grande fu la delusione: infatti gli sforzi profusi per la realizzazione, non avevano dato, secondo lui, un risultato di buon livello. Così, scontento e stanco, lanciò il manoscritto con violenza, contro una parete del suo studio. Sorprendentemente, dopo l’urto, tutte le lettere del romanzo si erano staccate dalle pagine, sparpagliandosi un po’ ovunque. Allora lo scrittore raccolse il quaderno, che ora era formato soltanto da una serie di pagine bianche, mentre ogni pensiero scritto si trovava disperso sul pavimento. Immediatamente prese una scopa cercando di raggruppare le lettere, che formavano un enorme mucchio nero; poi le prese a manciate e le ripose sul tavolo, nel tentativo di metterle nuovamente in ordine, reinserendole nel povero manoscritto ormai vuoto.
Le prove sono terminate, ora si fa sul serio; domani iniziano i corsi, un’altra stagione tennistica difficile come sempre da interpretare. Le ultime due settimane sono servite ad accogliere i nuovi iscritti alla scuola, sono tanti, ma non è questo l’aspetto che più mi interessava. Quando si presentano sono incuriosito dal loro comportamento, da come giocano, ma soprattutto dalle loro richieste. Ormai quasi nessuno si affida al giudizio dell’insegnante al momento del cosiddetto provino; tutti hanno già ben chiaro nella mente il corso in cui vorrebbero essere inseriti, e guarda caso pochissimi vengono scontentati. Credo che i maggiori colpevoli di questa situazione siano i genitori, con buona complicità da parte degli esperti del settore, cioè i maestri; bambini di quattro anni che desiderano già frequentare la scuola tennis, quando sarebbe meglio per la loro crescita optare per il corso propedeutico, ragazzi che chiedono di poter essere inseriti in gruppi di specializzazione (preagonistica o addirittura agonistica) solo perché “è ora di fare qualcosa di più serio”. Questi sono soltanto due esempi di situazioni simili che ogni anno si presentano sempre più spesso a chi deve selezionare i nuovi allievi.
Quello che temo di più della vecchiaia è la possibilità di perdere un po’ l’uso della memoria; quando vedo una persona anziana che fatica a ricordare gli eventi quotidiani, vengo colto da una leggera tristezza, domandandomi se sono ancora in grado di rammentare il loro passato.
Oggi che sono ancora giovane, alleno la memoria per renderla più forte, ma soprattutto per non dimenticare le mie origini, e quello che ho fatto fino ad ora.
Ho buoni ricordi di quasi tutti gli allievi; è banale che con alcuni abbia legato maggiormente, mentre con altri ci sia stato minore intesa. Tuttavia ho sempre cercato di rimanere in contatto con tutti, anche quando hanno smesso di allenarsi con me, magari per passare nel settore agonistico.
Il mio sostegno nei loro confronti rimane intatto, vederli fare una nuova esperienza mi rende curioso, spero che riescano a migliorare in maniera sensibile.