Archivio per novembre 2008

Si può avere paura di un sentimento positivo, come l’amore? La risposta appare scontata, eppure quante persone amano in segreto, senza mai trovare il coraggio di confessare quello che provano, per il timore di non essere corrisposte. Forse è capitato a tutti almeno una volta, decidere di dichiararsi equivale a prendere un rischio, mettere sé stessi in gioco, senza la certezza del successo; è la possibilità del rifiuto a spaventare, meglio quindi restare nell’ombra, mandando soltanto piccoli segnali, evitando però di esporsi completamente. Togliere ogni maschera e velo, a questo ci obbliga l’amore, a scoprire la nostra parte più intima, ad essere indifesi davanti all’oggetto del desiderio: un passo necessario quanto pericoloso. Nonostante tali insidie, innamorarsi resta la cosa più bella che possa capitare, in grado di regalare emozioni irripetibili, da conservare nel cuore per tutta la vita. Allora perché lasciare che sia la paura a condizionare le nostre scelte, perché privarsi di qualcosa di speciale, perché non vincere le incertezze. Chi è capace di amare con sincerità cammina sul lato più bello della strada, ma spesso desiste dall’attraversare, dall’andare incontro alla persona che tanto vorrebbe vicino a sé; in questo modo è impossibile stabilire un contatto, ogni tentativo di legame rimane vivo solamente nel luogo dove crescono i sogni che mai diventano realtà.

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Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 9 dicembre 2007. Buona Lettura!

Il grande difetto della scuola tennis in cui insegno, è che molto spesso sono costretto a cambiare gli allievi. Questo fatto accade regolarmente ogni anno e a volte anche a stagione in corso, con mio evidente rammarico. Gestire orari ed esigenze di tanti allievi non è affatto facile, alcuni spostamenti sono quasi inevitabili, per accontentare il maggior numero di persone una certa rotazione è purtroppo necessaria. Tuttavia in alcuni momenti ho l’impressione di essere al centro di una giostra, dove tutto si muove vorticosamente senza lasciarti la possibilità di soffermarti su qualcosa per un po’ di tempo. Ecco il nodo della questione: il tempo; qualunque lavoro per essere fatto bene ne richiede in quantità, figuriamoci quando si tratta di insegnare una disciplina sportiva. Se il maestro non ne ha abbastanza, non è in grado di incidere in maniera rilevante, mentre l’allievo progredirà molto lentamente. Per motivi organizzativi, questa settimana, ho dovuto far giocare per due giorni allievi che di norma non alleno; non sono mai contento quando mi trovo davanti il frutto del lavoro di qualcun altro. Temo di poter rovinare, con un consiglio sbagliato, quello che è stato costruito con fatiche durate mesi, oppure di non riuscire a comunicare nella maniera corretta o peggio di fare la figura dell’insegnante che a tutti i costi si vuole mostrare preparato.

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Ho grande ammirazione per Lleyton Hewitt; il giocatore australiano è un esempio di volontà ed impegno, doti che l’hanno portato a vincere Wimbledon e l’Us Open, e a raggiungere qualche tempo fa la prima posizione nella classifica mondiale. Ora è fermo a causa di un’operazione all’anca, il suo rientro nel circuito è previsto per gennaio 2009, dove cercherà di ottenere ancora qualche buon risultato. All’ultimo Open di Australia si è reso protagonista di una grande partita, durata più di quattro ore, contro Marcos Baghdatis, tennista proveniente da Cipro. Anche i paesi con meno tradizione, riescono a produrre atleti di ottimo livello, speriamo che presto succeda in Italia; il tennis più divertente, ogni giovedì è su puramentecasuale.com, buona visone!

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Si erano dati appuntamento al tramonto, certi che nessuno dei due avrebbe mancato all’incontro. Fu lui ad arrivare per primo, così, dopo aver controllato l’ora sul proprio orologio, non gli rimase altro da fare che aspettare. Il sole stava andando via, lentamente cominciava a scivolare all’orizzonte, mentre alcune nuvole nere tentavano di raggiungerlo e coprirlo. Ben presto il cielo iniziò ad oscurarsi, allora l’uomo sollevò lo sguardo sperando che non iniziasse a piovere almeno fino a quando lei non fosse arrivata. Invece, quasi subito, alcune timide gocce caddero a terra, prima distanti tra loro, poi sempre più fitte e fastidiose. L’uomo rimase impassibile, apparentemente la pioggia sembrava non toccarlo, anche se la sua intensità aumentava con il passare dei minuti e lei era già in ritardo. Egli si guardò attorno, pian piano i passanti erano scomparsi, tutti frettolosamente rientrati in casa, mentre le finestre si erano chiuse all’unisono, presagendo una cospicua precipitazione. Tuttavia l’uomo non aveva nessuna intenzione di spostarsi, temeva che lei avrebbe potuto non vederlo; non gli importava di essere senza ombrello, di non avere nemmeno un cappello che gli riparasse la testa, al massimo avrebbe preso un bel raffreddore.

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È lunedì, e su puramentecasuale.com è giorno di poesia. Buona lettura!

Disordine

Disordine
dell’anima.

Respiro
caldo
di morte.

Altalena
tra nulla
e niente altro.

Cibo
avariato.

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La pallina del flipper si ferma soltanto quando il giocatore commette un errore, altrimenti continua a sbattere tra un respingente e l’altro, a caccia continua di punti, in cerca di un nuovo record da battere. È un gioco basato sulla velocità, sono necessari grandi riflessi per rimanere in gara il più a lungo possibile; basta un attimo di distrazione, una mossa fatta in ritardo, e la pallina sfugge al controllo, risucchiata senza rimedio dal flipper: allora sullo schermo luminoso è la scritta game over ad indicare la conclusione della partita. Ci sono giorni in cui mi accorgo di comportarmi come la pallina del flipper, sballottato tra una faccenda e l’altra, impossibilitato a fermarmi, quasi come se le mie azioni rispondessero ad un riflesso condizionato, oppure ad un ordine meccanico impartito da qualcuno, al di fuori della mia volontà. Tra lezioni private, allenamenti con i ragazzi, tornei da organizzare, e il sito da aggiornare, devo dividermi tra tutte queste cose, muovendomi ad un ritmo folle, cercando di totalizzare tanti punti, ma anche stando attendo a non andare in tilt!

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Pubblicato sul mio vecchio blog (www.tcapreago.blogspot.com) domenica 30 dicembre 2007. Buona lettura!

Alla sinistra del mio letto c’è un cassetto che tengo sempre chiuso. Se lo aprissi il sogno che conservo con cura da tempo, volerebbe via. Per tenerlo in vita ho fatto tantissime cose: ho imparato a giocare a tennis da bambino, ho fatto migliaia di ore di allenamento, ho giocato “infinite” partite di torneo. Conclusa la carriera agonistica, ho iniziato a fare il palleggiatore, ho lavorato nei villaggi Valtur come animatore, nel centri comunali di Milano, allo Sporting di Milano 2 e infine al TC Ambrosiano, dove tuttora faccio il maestro. Qui ho potuto ricoprire vari incarichi: ho allenato i ragazzi della SAT, della Preagonistica, e anche quelli dell’Agonistica; contemporaneamente ho organizzato tornei a tutti i livelli, facendo l’Arbitro e il Giudice Arbitro, ho lavorato per la Federazione Italiana Tennis come impiegato e nel settore tecnico, ho creato un blog per i miei allievi.

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Il Master a Shanghai si è concluso con la vittoria di Novak Djokovic, che ha battuto in due set il russo Nikolaj Davidenko. Peccato non aver visto Roger Federer o Rafa Nadal contendersi il trofeo; lo spagnolo non era presente per infortunio, mentre il campione svizzero è uscito mestamente nel girone di qualificazione. L’anno scorso invece grande battaglia tra Federer e Davidenko, che proprio al Master disputarono una delle partite più spettacolari del torneo. Il tennis più bello è ogni giovedì su puramentecasuale.com, buona visone!

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L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare in aria dopo una vittoria, gettata in terra per una partita persa; tuttavia l’ho sempre stretta forte, per farle sentire che mai l’avrei abbandonata, tradita. Dialogare con una racchetta significa parlare ad uno specchio, le cui risposte forse si conoscono già. Non sei stanca di battere palline? Sono nata per questo, non posso fare altro. Quante palline hai battuto nella tua vita? Credo milioni, ma che importa, ogni colpo per me è uguale all’altro. Sicura? Sicura, sono i giocatori a dargli un valore diverso. A proposito di giocatori, cosa non ti piace di loro? Detesto chi mi incolpa per un tiro eseguito male, chi mi scaraventa in mezzo al campo, chi crede di potermi comandare.

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Davanti ad una lettera non ancora scritta, con la penna stretta fra le dita immobili, un uomo iniziò a piangere. Le lacrime caddero una ad una seguendo un preciso ritmo, alternandosi tra l’occhio destro e quello sinistro, centrando sempre il bersaglio.

In pochi istanti il foglio bianco raccolse le goccioline salate, assorbendole quasi subito, per incresparsi poi in maniera lieve.

Allora l’uomo appoggiò la punta della penna sulla carta, ma l’inchiostro invece di distendersi in ordinati caratteri, fu rifiutato dal foglio umido. Anche i tentativi successivi risultarono inutili, infatti la penna sembrava incapace di lasciare un qualunque segno, scoraggiando pian piano il povero uomo in lacrime. Così egli decise di rinunciare a scrivere quella lettera, tuttavia la piegò ugualmente in quattro e la infilò in una busta, tralasciando di apporre su di essa indirizzo ed affrancatura. Forse ora avrebbe potuto finalmente comporre la sua missiva, ma le lacrime non erano affatto finite, così anche al secondo foglio fu riservato l’identico destino del primo. Ben presto, davanti ai suoi occhi gonfi, le buste contenenti un velo di carta appena bagnata, diventarono un mucchio molto consistente.

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