Finalmente Davydenko! E’ questo il sorprendente risultato delle Atp Finals, il russo trionfa e si aggiudica il Master per la prima volta in carriera. In una finale a senso unico, ha sconfitto l’argentino Del Potro in due set, senza mai dare l’impressione di poter perdere. Successo ampiamente meritato, visto anche l’ottimo girone disputato da Davydenko, capace di battere Nadal e Soderling, per poi avere la meglio in semifinale su Roger Federer. Il russo è così riuscito nell’impresa di sconfiggere in un solo torneo tutti i vincitori dei tornei del Grande Slam di quest’anno. Grande gioia per Nicolay, al primo importante trionfo della carriera, che mai fiono ad ora aveva avuto acuti del genere; 63 64 il punteggio della finale, contro un Del Potro apparso per la verità un pò spento. Fanno scalpore le tre batoste rimediate da Nadal, apparso ancora lontano dalla migliore condizione, mentre Federer è riuscito a chiudere il 2009 al primo posto nella classifica mondiale. Ottima prova della riserva Soderling, entrato al posto dell’infortunato Roddick, e capace di arrivare fino alle semifinali. Delusione per il beniamino di casa Murray, e per Djokovic entrambi eliminati nel giorne. Ora il circuito si ferma, ultimo appuntamento della stagione la finale di Coppa Davis a Barcellona tra Spagna e Rupubblica Ceca, a partire dal 4 dicembre. I giocatori si godono le meritate vacanze, per poi ripartire nei primi giorni di gennaio, alla caccia di nuove vittorie.
A chi piace soffrire? Chi desidera patire le pene dell’inferno? Chi si trova a proprio agio nel tormento? Non sopporto più la sofferenza; per questo semplice motivo, ho abbandonato le gare, concluso la carriera di mediocre giocatore. Ad un certo punto sono diventato incapace di resistere, di trovare la giusta dose di forza interiore, per combattere contro le avversità, per vincere le difficoltà che si presentavano durante le partite. Non rimprovero niente a me stesso, fino a quando ho avuto le energie necessarie, ho lottato tenacemente, cercando di spingermi vicino ai limiti, qualche volta superandoli. Spesso il prezzo da pagare è stato altissimo, in termini di fatica, di stanchezza, di dispiacere; spesso ho provato grande gioia, soddisfazione, felicità. Un equilibrio instabile, un balletto tra il successo e il suo opposto, un salire e scendere dal trono del vincitore continuo, che mi condannava o premiava in maniera netta. Negli incontri incerti, in quelli dove la pressione non mi faceva respirare, sentivo il cuore battere con chiarezza contro le tempie, le mani tremare al cambio di campo, mentre portavo il bicchiere alla bocca; affrontavo le battaglie con impeto, grinta e determinazione, stringendo il pugno in segno di sfida, ma con la paura sempre al mio fianco.
Dopo una lunga giornata trascorsa sul campo, è sempre il divano del soggiorno ad accogliere la mia stanchezza; chiusa la porta dietro le doloranti spalle, l’ultimo tuffo è quello che mi porta tra i suoi braccioli, dove affondo in mezzo a due morbidi cuscini. Finalmente il corpo riceve la ricompensa tanto attesa, si stende e distende, placa il fervore dei muscoli, abbandona ogni pretesa, per acquietarsi come fosse alla ricerca di una resa. È facile lasciarsi andare, entrare nell’anticamera del sonno, prima di crollare, magari con il televisore acceso, con qualche programma spiato dagli occhi ormai semi chiusi. Non pensavo che da quella posizione potessero nascere idee, ragionamenti, pensieri legati al tennis; evidentemente mi sbagliavo, altrimenti nessuno avrebbe potuto intitolare un libro “Tennis sul divano”, quasi un beffa per me, uno scherzo del destino, in fondo quello è il posto dove tutto svanisce pian piano. Invece la psicologa Marcella Marcone e il giornalista Marco Mazzoni, proprio così hanno chiamato la loro fatica editoriale scritta a quattro mani, partendo da un punto di vista originale, bizzarro, ma capace di suscitare la mia curiosità. Incontrare Marcella mi ha permesso di capire meglio come tennis e psicologia arrivino a fondersi, diventando spesso complici, e trovando spazio per stare insieme sul divano. Come nasce l’idea di “Tennis sul divano”?
Le immagini della partita tra Roger Federer e Andy Murray, durante le Atp World Tour Finals, in programma questa settimana a Londra: 36 63 61 il punteggio a favore dell svizzero. I due gironi hanno offerto incontri interessanti, con due sconfitte per lo spagnolo Nadal, ormai lontano ricordo del giocatore che ha dominato il tennis fino a metà 2009. Grazie a questi risultati, Federer concluderà l’anno al primo posto della classifica mondiale, è la quinta volta che Roger riesce nell’impresa. Ancora da decidere gli accoppiamenti delle semifinali, decisive le sfide dell’ultima giornata, con molte combinazioni possibili. In comtemporanea si sta giocando anche il Master di doppio, una disciplina completamente snobbata dai migliori singolaristi. Ultimo appuntamento della stagione è la finale di Coppa Davis, in programma a Barcellona, tra Spagna e Repubblica Ceca a partire dal 4 dicembre. Chissà se Nadal in queste condizioni verrà convocato: non ci resta che aspettare. Chi volesse seguire gli incontri delle Atp Finals in streaming può farlo al seguente indirizzo: http://www.fromsport.com/c-4.html Il tennis più bello è ogni giovedi su puramentecasuale.com; buona visione!
Cadono le foglie; si staccano una ad una, a turno come se fossero d’accordo. Scendono e si posano senza fare rumore, una sopra all’altra, quasi a volersi ricongiungere. Gli alberi diventano spogli, privati degli abiti, chissà se anche loro sentono un improvviso freddo. Intanto i giorni passano, e la coperta di foglie si fa sempre più spessa; scalda persino i grigi marciapiedi, calpestata senza ritegno dai passanti, che forse non la notano nemmeno. Sono rosse, sono gialle, sono morte. Qualcuno osa chiedermi delle mie sofferenze, io guardo gli alberi nudi che non fanno una piega, restano in silenzio e aspettano. Le foglie davanti a me continuano a precipitare, il vento le accompagna, gli indica la strada; le asciuga dopo la fitta pioggia d’autunno, ma serve a poco, sono destinate a sgretolarsi. Mi abbasso per raccogliere la più bella, ma nelle mie grezze mani si spezza, e diviene polvere, che una folata si porta via in un attimo. Sorrido del mio sgraziato tocco, capisco di non poter fermare la natura, e i suoi tempi perfetti.
Un Roger Federer particolarmente grintoso ha dovuto lottare due ore per avere la meglio su Fernando Verdasco, nella partita di esordio per lo svizzero alle Atp Finals, disputate nella splendida O2 Arena di Londra. Un incontro equilibrato fino al cinque pari del secondo set, dove lo svizzero trovava la forza di tenere il servizio e poi ottenere il break, e pareggiare così i conti. I “come on” urlati da Roger in più occasioni, sono la testimonianza delle difficoltà incontrate durante la partita, scivolata via soltanto nel terzo set, quando Verdasco sullo 0-1 cedeva subito il servizio, ritrovandosi in pochi minuti sotto in maniera irrimediabile. Un doppio break portava Federer vicinissimo alla vittoria, che non tardava ad arrivare, nonostante il game della bandiera per Verdasco: 46 75 61 il punteggio finale a favore del primo giocatore al mondo. Nell’altro incontro del girone vittoria di Andy Murray su Juan Martin Del Potro, anche qui in tre set e più di due ore di gioco. Match equilibrato, ma non molto divertente, con lo scozzese capace di tornare in sella dopo aver perso il secondo set, giocato molto bene dall’argentino. Incapace di tenere lo stesso livello di gioco Del Potro ha lasciato via libera a Murray, che ha anche usufruiti di due doppi falli dell’avversario nell’ultimo game: 63 36 62 il risultato. In contemporanea agli incontri di singolare sono iniziati quelli di doppio, anche qui si sfidano le migliori otto coppie del mondo: sconfitta inattesa per Nestor-Zimonjic contro Fyrstenberg-Matkowski, mentre Bhupathi-Knowles hanno battuto Cermak-Mertinak.
Detesto alzare la voce, dare spettacolo o peggio fare una sceneggiata; non è nelle mie corde alterare i toni di una discussione, essere irragionevole, sopraffare l’interlocutore, chiunque esso sia. L’educazione è un valore imprescindibile, da tenere sempre ben presente, da non dimenticare mai; tuttavia a volte è necessario trovare il coraggio per dire le cose come stanno, mettere da parte per un attimo la diplomazia, diventare schietti, quasi crudeli. Ho molto rispetto degli allievi, ascoltarli è uno dei miei compiti, come dargli il giusto consiglio, lasciarli liberi di sbagliare, frenarli se necessario; tra di noi c’è un clima di franchezza, senza timori riverenziali, di massima stima ed affetto, costruito nel tempo, con grande applicazione di tutti. In questo modo, non è difficile capirsi, comprendere i diversi punti di vista, cercare un punto di incontro, dove convenire per andare avanti, e consolidare un rapporto già proficuo. Sono necessari anni di conoscenza reciproca per affinare un legame, non bastano pochi momenti, bisogna dedicare molte energie, essere presenti, non mollare davanti alle difficoltà, che prima o poi arrivano a interrompere il cammino.
Quando penso alla parola accademia mi viene in mente Platone, i filosofi e il luogo dove amavano riunirsi e discutere di vita e del suo senso. È curioso come nel tempo certe accezioni cambino di significato, diventino qualcosa d’altro, muovendosi dalla loro originalità, da ciò che incarnavano nel passato. Allora possono persino trasformarsi in una moda, balbettare sulla bocca di tante persone, addirittura avvicinarsi al commercio, rischiando di divenire un sinonimo di affare. Andare in accademia nel tennis moderno è ormai quasi un obbligo, un posto da cui passare se si desidera dare una speranza ad un sogno: quello di emergere come giocatori professionisti. Il talento da solo non basta, non è sufficiente a sé stesso, necessita di una struttura adeguata, di una dimensione in cui possa venire esaltato, portato alla sua massima espressione; trovato il giusto ambiente, è più facile percorrere la strada verso il successo, e tentare così di afferrarlo. Tanti piccoli giocatori, spinti solitamente dalle famiglie, approdano nelle accademie di tennis sparse nel mondo; da quelle note, fino alle meno conosciute, con le medesime aspettative i giovani vanno a riempirle cercando di farsi notare, di crescere, di migliorare e salire un giorno fino all’olimpo, dove siedono soltanto i veri campioni.
Le immagini della stupenda finale del Master 1000 di Parigi Bercy vinta dal serbo Novak Djokovic, contro il francese Gael Monfils: 62 57 76 il punteggio dell’incontro. Questa settimana il circuito maschile è fermo in attesa delle ATP Finals in programma da domenica a Londra; Andy Roddick ha annunciato che non sarà presente, purtroppo non ha ancora recuperato dopo l’infortunio al ginocchio, causa della sua mancata partecipazione anche al torneo concluso domenica scorsa. Sorteggiati intanto i gironi, con i giocatori divisi come da tradizione in due gruppi da quattro: nel primo ci sono Roger Federer, Andy Murray, Juan Martin Del Potro e Fernando Verdasco; nel secondo Rafa Nadal, Novak Djokovic, Nikolay Davydenko e Robin Soderling entrato dopo la rinuncia di Roddick. La stagione è alla fine, c’è curiosità per vedere in quale condizione sono i migliori otto tennisti al mondo; Federer non ha brillato nelle ultime apparizioni, Nadal non sembra ancora al massimo dal punto di vista fisico, forse Djokovic e Murray potranno fare la sorpresa, ma tutti meritano la massima attenzione. In caso di ulteriori forfait entreranno nell’ordine Jo Wilfried Tsonga e Fernando Gonzalez; da domenica grande spettacolo alla O2 Arena di Londra, dove sarà in palio anche il primo posto nella classifica mondiale, con Federer e Nadal diretti interessati. Il tennis più bello è ogni giovedi su puramentecasuale.com; buona visione!
La felicità è entrata in circolo in pochi secondi; una fiammata, una discesa di fuoco nelle vene, una botta di adrenalina. Sorpreso, incredulo, stupefatto dall’effetto, ho lasciato che pervadesse il corpo, diventasse il suo padrone, lo facesse esultare. Quanto tempo poteva durare? È arrivata all’improvviso, un incendio che brucia la pelle, alimenta il sangue, lo scalda, una vampata impossibile da spegnere. Un urlo attraversa lo stomaco, lo prende a sberle, lo capovolge, lo riempie di calore: la felicità è entrata anche lì. Nessun dubbio, è la migliore droga che conosca, l’unica in grado di farmi vibrare, sognare, sperare. Negli occhi, nel naso, nelle orecchie, in bocca, in ogni singolo tocco: arriva dappertutto, invade i sensi, li travolge, li sconvolge. Corre avanti ed indietro, pura follia, minuscola scheggia di eden, potente e pericolosa come la verità. Rinsalda le ossa, gonfia i muscoli, accarezza i tendini, libera le articolazioni: un incantesimo senza controllo. La felicità è entrata in circolo, non ha chiesto permessi o autorizzazioni, si è insinuata come un veleno, scoppiando poi come una bomba.