beneÈ difficile spiegare con chiarezza quello che si prova in alcuni periodi; spesso gli stati d’animo sono ingannevoli, legati soltanto a sciocche reazioni, a stupide prese di posizione. Tuttavia quando alcune sensazioni si ripresentano con continuità, forse è arrivato il momento di considerarle nella maniera corretta, dargli il valore che chiedono. Sto lavorando bene, sono carico, pieno di energie e voglia di fare; è una fortuna esserlo in questa parte della stagione, in anticipo rispetto alla primavera, quando il clima si fa più dolce, facendomi sempre rinascere. Mentre cerco di far fruttare uno stato di forma eccellente, non riesco a tenere a bada i pensieri, ad essere completamente sereno. Vorrei sbagliarmi, avere torto, o peggio ancora non capire abbastanza; invece accade esattamente il contrario, è troppo alto il livello della mia comprensione, della capacità di osservare, di rendermi conto di quello che accade intorno a me. Lavorare bene o lavorare male sono la stessa identica cosa, non c’è differenza; i due percorsi dovrebbero essere ben distinti e portare verso direzioni opposte: appartengono alla stessa specie. Ogni giorno la mia tesi viene avvalorata, diventa più forte, convincente; un mattone dopo l’altro, per una casa dalle fondamenta solide, indistruttibili.

Non serve essere testardi, chiudere gli occhi di fronte all’evidenza, rimanere puri e mostrare una incrollabile fede; è inutile, quanto impegnarsi, avere ambizioni, sogni, desiderio di imparare, tentando di non restare impantanato nel fango della mediocrità. Se facessi lezione seduto, con il telefono in mano, oppure uscissi spesso dal campo, con lo sguardo rivolto esclusivamente all’orologio, nulla cambierebbe. Se facessi lezione con la mente rivolta altrove, senza preoccuparmi dei ragazzi, dei loro bisogni, del perché hanno scelto di giocare a tennis, nulla cambierebbe. Se facessi lezione creando un distacco tra me e gli allievi, senza sforzarmi di conoscerli, di indagare e esaltare le loro qualità, di essere un vero aiuto, e non soltanto un tira palle, nulla cambierebbe. Se non mi fermassi finito l’allenamento a parlare di politica, di sport, di scuola, di sentimenti, della nostra vita quotidiana, nulla cambierebbe. Se non cercassi di essere un insegnante completo, alla ricerca di nuove vie, a caccia continua di quello che manca, a me e agli altri per arrivare a realizzare gli obbiettivi prefissati, nulla cambierebbe. Non è lo sfogo di una persona in crisi, non solo parole dettate da gelosie e invidie recondite, è la verità. Nulla cambierebbe, avrei la medesima posizione all’interno del circolo, il guadagno sarebbe esattamente lo stesso, come la considerazione all’interno del posto di lavoro, e quella tra i colleghi. Soltanto a un matto da camicia di forza riuscirebbe a ridere di questa situazione, a un pazzo da chiudere in manicomio, da tenere buono con tante salutari medicine. È quel poco di follia che ancora possiedo a farmi andare avanti, pur sapendo di avere le mani legate dietro la schiena. Distinguere il bene dal male, il valore dalla modestia, l’eccellenza dalla miseria, è esercizio praticato da pochi, da un numero sempre più ristretto di persone. Per la maggior parte tutto si confonde, in una massa senza distinzione, priva di qualsiasi tipo di coscienza. Ai miei allievi ricordo sempre di tenere gli occhi ben aperti, di offrire il meglio di sé, e pretendere sempre di averlo in cambio: per crescere e diventare migliori ogni giorno di più.

Andrea Villa

2 Risposte a “L’articolo della settimana (75) Bene e male”
  1. Grazie del passaggio nel mio blog. Ho potuto conoscere così il tuo e sono rimasta affascinata da ciò che scrivi e come scrivi. I problemi che incontriamo durante la nostra vita ci mettono diverse volte in difficoltà, soprattutto se si è sensibili e si cerca di fare le cose al meglio sia in campo affettivo che lavorativo. Tutti i dubbi che ci poniamo, il metterci in discussione, ci fanno maturare e crescere. Purtroppo si soffre anche…
    Sono fortunati i tuoi allievi ad averti come insegnante. Non abbatterti, non essere mediocre come tante persone.
    Se non potete essere una via maestra,
    siate un sentiero;
    se non potete essere il sole
    siate una stella;
    siate il meglio di qualunque cosa siate.(Mallock). Questo pensiero è perfetto per questo articolo che hai scritto.
    Tornerò a leggerti, ciao

  2. Non capita spesso di ricevere commenti così sentiti: grazie. Ogni pensiero che viene lasciato mi offre un motivo per continuare a scrivere e trovare nuovi spunti di riflessione. E’ dura non abbattersi, non cedere alle mediocrità, alla superficialità, e restare invece attaccati con forza alle proprie convinzioni. La strada per raggiungere quello che desideriamo è lunga e piena di insidie; spesso mi accorgo di essere sul punto di mollare, ma poi qualcosa mi permette ogni volta di andare avanti. Un barlume di speranza che spero mi accompagni sempre, fin dove mi sarà possibile arrivare. In fondo è “Facile dire di un fiore che è bello, ma essere un fiore?” (Maria Pawlikowska).
    Andrea Villa

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