Archivio per la Categoria “Il Bavaglio”

censuraIl campione si fa attendere, forse è in ritardo. Non arriva, tutti lo aspettano, ma nessuno può dire quando si è messo in viaggio. Mentre aspetta il tennis si interroga, si domanda il perché dei fallimenti, degli insuccessi, delle incomprensibili cadute. La parola colpa è quella più usata, d’altronde ci sono chiare responsabilità, nonostante non si capisca a chi debbano essere attribuite. Lo scarica barile è uno degli sport meglio frequentati nel nostro paese, un gioco in cui nessuno esce sconfitto, anzi riesce sempre a cavarsela, o addirittura a guadagnarci qualcosa. Sono tante le figure chiamate in causa, per motivi diversi, ma capaci di contribuire al disastro, ai risultati negativi, alle decennali delusioni. Il semplice appassionato individua nei dirigenti, nella federazione, nelle persone che l’hanno gestita i maggiori indiziati. L’accusa è precisa, senza appello, o possibilità di redenzione: i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti. È possibile che soltanto l’Italia non riesca a produrre giocatori di alto livello? Atleti in grado di competere alla pari con i migliori?

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censura3Quando penso alla parola accademia mi viene in mente Platone, i filosofi e il luogo dove amavano riunirsi e discutere di vita e del suo senso. È curioso come nel tempo certe accezioni cambino di significato, diventino qualcosa d’altro, muovendosi dalla loro originalità, da ciò che incarnavano nel passato. Allora possono persino trasformarsi in una moda, balbettare sulla bocca di tante persone, addirittura avvicinarsi al commercio, rischiando di divenire un sinonimo di affare. Andare in accademia nel tennis moderno è ormai quasi un obbligo, un posto da cui passare se si desidera dare una speranza ad un sogno: quello di emergere come giocatori professionisti. Il talento da solo non basta, non è sufficiente a sé stesso, necessita di una struttura adeguata, di una dimensione in cui possa venire esaltato, portato alla sua massima espressione; trovato il giusto ambiente, è più facile percorrere la strada verso il successo, e tentare così di afferrarlo. Tanti piccoli giocatori, spinti solitamente dalle famiglie, approdano nelle accademie di tennis sparse nel mondo; da quelle note, fino alle meno conosciute, con le medesime aspettative i giovani vanno a riempirle cercando di farsi notare, di crescere, di migliorare e salire un giorno fino all’olimpo, dove siedono soltanto i veri campioni.

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censura2È senza dubbio una categoria bistrattata quella degli arbitri e dei giudici arbitri, soprattutto nel tennis, dove la loro presenza a volte è persino considerata superflua. Per ovvi motivi in quasi tutti i tornei il giudice di sedia non c’è, così i giocatori sono destinati ad arrangiarsi, a fare da soli, a preoccuparsi di portare alla conclusone l’incontro senza controllo. Questo naturalmente non accade a livello professionistico, e nemmeno negli altri sport, dove se non c’è l’arbitro la partita non viene disputata. Organizzo tornei da quasi quindici anni, e so benissimo che è impossibile avere qualcuno che si “accomodi” sulla sedia, di solito è usanza chiamare qualcuno per la finale, in modo da dare un po’ di importanza all’ultimo atto della manifestazione. Il discorso dovrebbe essere un po’ diverso per il giudice arbitro, la persona tenuta a verificare il corretto stilare delle iscrizioni, a compilare il tabellone, e a preparare gli orari di gioco. Questa figura è molto importante, è la tenutaria delle regole, dovrebbe essere sempre a disposizione dei giocatori, per qualunque faccenda legata alla disputa degli incontri; deve dare quindi un servizio, interpretando un ruolo decisivo nel corretto svolgimento del torneo, per poi comunicare i risultati alla Federazione.

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censura1Il bello dei tornei professionistici è la chiarezza; tutte le informazioni a riguardo sono facilmente reperibili, in modo da soddisfare le molte esigenze dei giocatori, ma anche quelle dei semplici appassionati. Per rilanciare l’attività del tennis italiano cercherei di copiare questo modello, pur adattandolo alle diverse esigenze dello sportivo dilettante. Internet è senza dubbio il mezzo da usare per creare una nuova via, per renderla più fruibile, ma soprattutto accessibile da parte di qualsiasi persona. Non voglio dilungarmi in sterili critiche ai recenti cambiamenti fatti dalla Federazione, che ha trasformato i tornei tradizionali, modificato lo svolgimento dei campionati a squadre e anche la definizione delle classifiche. La mia proposta non vuole essere un attacco, semplicemente una visione diversa, come ho già scritto nei precedenti articoli, con argomento i dirigenti e la scuola maestri. Credo che la compilazione delle classifiche secondo un metodo matematico, visibile ad inizio anno da tutti i giocatori sia stato il maggior servizio dato dalla Federazione ai propri iscritti. Chiunque è ora in grado di fare calcoli, di conoscere come vengono tenuti in considerazione i risultati, fare ricorso sulla base di errori certi: nessuna strana invenzione, finalmente le classifiche vengono fatte correttamente.

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censura4Insegnare a insegnare. A questo dovrebbe servire la scuola maestri. Un argomento delicato, pieno di contraddizioni, cambiamenti e differenti vedute: i risultati invece sono sotto l’occhio di tutti. Chi conosce un po’ da vicino il mondo del tennis, è consapevole della necessità di una riforma del corpo insegnanti, da troppo tempo lasciati al loro destino, tra abusivismo e tentativi di celebrità. Non voglio dilungarmi troppo sulla situazione attuale, nemmeno criticare le persone che hanno operato fin d’ora, desidero solo fare una proposta, una nuova visione capace di smuovere le acque stagnanti in cui si trovano i maestri da un po’ di tempo. Saranno due i corsi a cui potranno partecipare gli aspiranti insegnanti; uno dedicato a chi dovrà insegnare nelle cosiddette SAT, un altro riservato a coloro che vorranno cimentarsi esclusivamente con il settore agonistico. In questo modo subito verrà dato un preciso indirizzo, che avrà poi corrispondenza nel mondo del lavoro. La selezione non sarà più fatta secondo la classifica dei candidati, perché tutti dovranno sostenere una prova di gioco, ed un colloquio personale, per poter essere ammessi al corso a cui tenteranno di accedere. Le lezioni saranno per la maggior parte pratiche, affinché si impari veramente ad insegnare, e non si ricevano solamente fredde nozioni difficilmente applicabili sul campo.

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censura5Come annunciato venerdì scorso ecco il primo di una serie di articoli in cui suggerirò quali sono secondo me i cambiamenti da portare al tennis italiano, per effettuare una vera svolta in positivo. La situazione in cui si trova la conoscono tutti; è inutile sottolineare ancora una volta gli insuccessi, le difficoltà, le delusioni, piuttosto è arrivato il momento di proporre alcune soluzioni che finalmente riescano a smuoverlo dallo stallo in cui si trova da più di trenta anni. Le polemiche devono essere messe da parte, bisogna trovare nuove idee e persone in grado di applicarle, mai coinvolte prima d’ora, vergini da un sistema che da troppo tempo ha incancrenito qualunque meccanismo del tennis nostrano. Per fare la rivoluzione, perché di questo si tratta, si deve partire dalla dirigenza, da chi ha il compito di “governare”, di far funzionare ogni cosa. Non voglio ricordare come si è fatto nel passato, quali siano stati i metodi di scelta, gli intrecci che hanno mantenuto certe persone ben salde sulle loro poltrone, non mi interessa. Il vento che desidero far soffiare, arriva per spazzare via ogni ombra del passato, non lasciare nulla, semplicemente cancellare.

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censura2Per curare qualsiasi malattia è necessaria una cura, una specifica medicina che intervenga a bloccare l’infezione, e renderla innocua. I sintomi sono il campanello d’allarme del malessere, vanno ascoltati, capiti per scegliere il giusto rimedio, che porti alla guarigione. Cosa accade quando sembra non esserci un farmaco adatto, quando ogni antidoto risulta inefficace, incapace di risolvere il problema: il morbo diventa cronico, fino a portare addirittura alla morte. Il tennis italiano è malato da molti anni, lo dicono i giornalisti, i maestri, i dirigenti e talvolta persino i giocatori; tutti sono d’accordo, i risultati parlano chiaro. Ogni tanto qualche miglioramento riporta un po’ di speranza, ma è solo un timido sussulto, dopo poco tempo la normalità torna, insieme ai guai che si porta dietro. Non sono un medico, non prescrivo medicine, ma occupandomi di tennis da molti anni, spesso ragiono sui motivi di questa situazione, cercando di essere propositivo, immaginando di dover trovare finalmente una nuova via, che spazzi i problemi ormai ben conosciuti dagli appassionati. Molte sono le cose che vorrei cambiare, con un colpo netto, facendo tabula rasa di tanti meccanismi, corrosi dal tempo e dalle convenienze.

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censura1Poco dopo aver iniziato la carriera di maestro di tennis, ho cominciato a chiedermi se fosse più difficile insegnare ai bambini, oppure ai ragazzi che svolgono attività agonistica. Mi sembrava una domanda legittima, soprattutto in un ambiente con allievi di molti livelli diversi, una organizzazione ben strutturata, e tante persone dedite all’insegnamento. Quello che cercavo di capire, era il perché ci fosse tra le due figure, una diversa retribuzione, una differente considerazione, e un maggiore riscontro nel lavoro svolto. Quando ho avuto, per un anno soltanto, l’opportunità di allenare i ragazzi del settore agonistico, ho trovato subito le risposte che stavo cercando. Le difficoltà sono le medesime, non c’è un incarico più facile, meno faticoso e più soddisfacente; entrambi sono importanti, con conoscenze specifiche che devo essere applicate con grande attenzione. Istruire bambini alle prime armi, è complicato come tentare di rendere competitivi adolescenti desiderosi di emergere nel tennis. Eppure diventano famosi soltanto i coach dei grandi campioni, del giocatore finito, mai le persone che gli hanno fatti crescere e seguiti fin da piccoli.

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censuraPiombato dal cielo, il campione che tanto stiamo aspettando arriverà da lassù: lo manderà il Padre Eterno. Cadrà dall’alto quando meno lo aspetteremo, all’improvviso, a sorpresa. È una convinzione radicata in molti, un pensiero che comincia a farsi sempre più insistente, anche tra gli addetti ai lavori. I maggiori circoli di tennis si stanno già attrezzando, molte sono le reti piazzate, pronte ad accogliere il fenomeno, il genio della racchetta che ci cadrà in testa; parecchi sono gli sguardi puntati verso l’alto, nella speranza che precipiti fra le proprie braccia e non quelle altrui, per vantarsi in futuro di essere stati capaci di accoglierlo e crescerlo. Il bambino d’oro verrà riconosciuto subito, basterà tiragli qualche palla per capire che si tratta del campione tanto atteso; naturalmente non verrà protetto, o nascosto, anzi esibito come un trofeo, una divinità dai poteri magici. Le sue innate capacità dovranno guarire il tennis italiano e la malattia che lo affligge da anni, far dimenticare delusioni, sconfitte e incomprensioni, creando un nuovo interesse. Il popolo lo acclamerà, lo seguirà, lo inciterà, pronunciando in continuazione la stessa parola: finalmente.

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censura3Disuniti e scontenti. Non è il titolo di un film, di una canzone, nemmeno di un libro. È la migliore espressione che possa definire la categoria dei maestri di tennis. Non soltanto dal punto di vista puramente contrattuale, ma anche da quello concettuale; troppe le differenze, le diverse visioni, gli opposti approcci, le fortune ad alcuni concesse ad altri sempre negate. A comandare sono coloro che hanno avuto una classifica importante prima di diventare insegnanti; questo aspetto è primario, il resto viene di conseguenza, persino la capacità di allenare. Ecco allora che chi non ha avuto un passato rilevante da giocatore, subito viene considerato meno, e di fatto giudicato non adatto a ruoli di prestigio, uno su tutti quello di responsabile del settore agonistico. Persino nel bando di concorso per diventare tecnico nazionale, a parità di requisiti, viene scelto il candidato con la classifica migliore, e non il maestro con più esperienza e risultati nell’insegnamento. Rabbrividisco a pensarci, e forse questa è una delle ragioni per cui in Italia scarseggiano i tennisti di livello mondiale.

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